San Gregorio Magno

San Gregorio Magno
http://www.comune.sangregoriomagno.sa.it/

San Gregorio Magno, il cui territorio comprende una vasta area collinare situata nell’alta valle del Tanagro in prossimità del confine con la Basilicata, è un comune di 4.327 abitanti.

Il paese, il cui nome ricorda il Pontefice Benedettino Gregorio I (590- 604 d.C.), si raccoglie su un costone vallivo, costituito da detriti di falda e da brecce di pendio cementate, a dominio del risanato bacino dell’omonimo Pantano, deposito lacustre dell’età Quaternario.  Dalla descrizione fatta dall’ingegnerie Teodoro Paolotti quando nel 1816 delineò un progetto di bonifica del suddetto Pantano, apprendiamo “… esso non è animato da acque perenni ma solo da quelle che la pioggia può dare in tutta quell’aja, cosicché aumenta d’inverno e scema d’estate fino all’intiero prosciugamento nella stagione avanzata merce dell’evaporazione…”

La relazione continua con la descrizione delle montagne <<calce stratosa>> “…. Piena di meati e di caverne come moltissime si conoscono nel nostro regno”.

Il luogo dove ora sorge San Gregorio Magno apparteneva in epoca Romana al territorio di Volcei. La facciata della Chiesa Madre conserva ancora i frammenti di due epigrafi funerarie latine databili alla seconda metà del I secolo d.C. che testimoniano l’esistenza di un villaggio romano nel territorio di San Gregorio, ma di esso non è possibile precisare il nome. Proprio alla Chiesa Madre già esistente nel 1200 è completamente ristrutturata nel II decennio del secolo XVIII, bisogna ricorrere per raccogliere qualche testimonianza di una storia non altrimenti ricostruibile. La tradizione dice che la Chiesa Madre fu costruita dagli abitanti del paese portando una pietra ciascuno la mattina e la sera e che queste pietre provenissero proprio da quelle caverne citate sopra.

Queste caverne hanno rappresentato un riparo per coloro che volevano sfuggire alla legge, in particolare nel periodo immediatamente dopo l’unità d’Italia, e precisamente durante il Brigantaggio. Il “brigante ” di cui vogliamo occuparci noi non ha nulla a che vedere con quei banditi che avevano problemi giudiziari per gravi delitti commessi ai tempi dei Borbone, come per esempio Carmine Crocco e Ninco Nanco. Angelo Duca detto Angiolillo fu un brigante sociale dall’animo nobile che senza alcun processo fu fatto decapitare da re Ferdinando IV di Borbone: il suo corpo fu smembrato in pezzi e la sua testa fu esposta sulla “Porta di Nanno” a Calitri.

Vogliamo ricordare la figura di Angiolillo perché fu un brigante positivo che combatté contro i soprusi destinando hai contadini il danaro di coloro che si erano arricchiti sfruttando la povera gente.

Nato a San Gregorio Magno (SA) nel 1734 Angelo del Duca dovette darsi alla macchia nel 1780 per essere entrato in lite con il marchese Francesco Caracciolo al tempo latifondista di queste terre. Divenne brigante quindi e le sue gesta di uomo di grande umanità furono conosciute in tutte la provincia di Salerno, Avellino e anche nella zona settentrionale della Basilicata.

A lui furono dedicati alcuni poemi composti da dotti autori come anche un racconto popolare in versi dal titolo “La bellissima istoria delle prudezze ed imprese di Angelo Duca” in cui si racconta di quando procurava la dote alle ragazze povere di San Gregorio elargendo danaro e grano, ed altri atti nobili di generosità verso i più poveri.

A San Gregorio è noto l’episodio di quando, ad Ascoli, Angelo Duca irruppe nel palazzo del duca Sebastiano Marulli, ove era imbandito un sontuoso banchetto, chiedendo ed ottenendo che venisse preparato un lauto pranzo anche per il popolo.

L’episodio è ricordato nei versi della “Bellissima Istoria”:

“lui salì sopra, 15 zecchini

si fece dar da tutti quei signori;

calò poi abbasso e, a donne, e poverini

un pranzo fece far di bei sapori,

con dir: se festa fa la signoria,

pure alla povertà festa si dia”.

 

Diversi scrittori e storici dedicarono ad Angelo Duca parole piene di ammirazione: Alexandre Dumas, Benedetto Croce, Hans Mathes Merkel, Francesco Saverio Nitti.

Croce, in una breve biografia, scrisse che il suo esempio, pur non potendosi ascrivere nell’ambito di un programma di carattere politico – sociale, rappresentò, in relazione al brigantaggio delle nostre province, la pura anima sociale ed ideale, quegli “sparsi elementi di bontà, di generosità, di eroismo, coi quali il Cervantes compose la sua figura ideale”.

Il tedesco Hans Mathes Merkel, dedicò alla sua figura di brigante gentiluomo un’opera intitolata Il buon diritto del brigante Angelo Duca.