Oliveto Citra

1. Il Castello

“Un bel castello baronale forma un oggetto cospicuo del Sele”, così nel 1898 era indicato il castello di Oliveto Citra. Il complesso sorge al centro dell’abitato ed è uno dei tipici castelli baronali del Sud.
Le sue prime strutture risalgono all’epoca medioevale, soltanto in senso planimetrico può avanzarsi qualche ipotesi in tal senso, data anche la non conclusione dei castrum di Oliveto tra le fortezze da restaurare sotto gli Svevi, con le famose prammatiche del 1230-31. E’ da pensare che in epoca imprecisata, ma certamente intorno alla piena età rinascimentale il castello fosse ripristinato con un altro tipo di elevato, consono ai nuovi tempi della fortificazione dell’architettura baronale, infatti, nel nuovo castello vennero ad abitare i feudatari che dal 1600 alla fine del 1700 tennero Oliveto.
Attualmente sono visibili le scuderie tipiche e gli angoli in cui le mura si ingrossano per la presenza delle torri e dei luoghi ove è ancora possibile recuperare ambienti sepolti. Dal 1556, fino ai primi del 1600, Oliveto fu dei Blanch, da costoro, poi ancora passò al marchese Marc’Antonio. Cioffi di Salerno nella metà del 600 e dai Cioffi, per ramo di parentela nella seconda metà del 700 ai Macedonio, marchesi di Reggiano, e da loro, per via femminile, è passato ai baroni Guerritore. A questi ultimi il castello di Oliveto Citra passò per estinzione maschile della famiglia Macedonio. Infatti, la figlia del marchese Marcantonio sposò il barone Andrea Guerritore. E’ dunque nel periodo marchionale dei Blanch-Cioffi-Macedonio-Guerritore che deve intendersi ricostruito il castello di Oliveto, forse databile con un certo margine di approssimazione alla prima metà del XVI secolo, con aggiunte successive dei secoli citati.

Il castello a forma vagamente trapezioidale giace su un compatto masso calcareo, la planimetria rimanda ad un disegno castrense largamente recepito nella tarda fortificazione normanna, cioè un recinto tendenzionalmente circocentrico; questa è la sola ipotesi verificabile in senso storico, per cui è credibile che la nuova fortificazione rinascimentale abbia usato le basi antiche, o almeno il disegno antico di cui si è discorso.

Attualmente il castello presenta ancora delle finestre, di cui alcune tompagnate con caratteri stilistici seicenteschi, o almeno tardo rinascimentali. In un punto a N.O., in cui il muro di cortina assume quasi veste turrita, sono evidenti i segni di assestamenti edilizi, forse del seicento.

2. “Museo Archeologico provinciale dell’Alta Valle del Sele”

Il Museo, inaugurato nel 2004, è situato nel Castello Baronale di Oliveto Citra. Ospita un primo nucleo di reperti derivanti dalla documentazione delle campagne di scavo del 1928-29 che fruttarono ben 65 sepolture, che coprono un arco cronologico ampio, dall’VIII-VII secolo al IV-III secolo a. C. espressione della cultura di “Oliveto-Cairano’’ che nell’ambito della “cultura delle tombe a fossa’’ rappresenta un unicum per il forte conservatorismo e l’esuberanza dell’ornamentazione femminile. I corredi femminili infatti mostrano una singolare ricchezza con elementi assolutamente caratteristici, sovraccaricati in tutte le loro parti di ornamenti, come attestano i numerosi oggetti che compaiono nei corredi con particolare abbondanza, esposti, con la ricostruzione di un costume ornamentale femminile all’interno del Museo (dimostrando la solenne e sacra immagine della donna di Oliveto Citra come esempio caratterizzante di questa cultura).
I corredi tombali del IV secolo a.C. di Oliveto sono simili a quelli di altri centri della Campania sannitizzata, segno che anche che questo sito partecipò al fenomeno della “Sannitizzazione della Campania”, che si ebbe nel corso della seconda metà del V secolo a.C. Per il IV-inizi III secolo a. C. le necropoli hanno restituito vasi a vernice nera e “a figure rosse” e ovviamente vasellame a decorazione geometrica; interessante indizio della sannitizzazione del territorio sono i cinturoni di bronzo, elemento peculiare del costume sannitico.

3. Chiesa di Santa Maria della Misericordia

La Chiesa Madre di Oliveto Citra S. Maria della Misericordia risale alla fine degli anni ’80 del XVIII sec (la sua edificazione iniziò nel 1775 circa e fu officiata nel 1783). E’ strutturata su tre navate longitudinali confluenti in una trasversale, ovvero la ricorrente pianta a croce latina.

Alla base della cupola, che insiste su tre notevoli colonne, sono raffigurati i quattro Evangelisti; molto interessante è il “fastigium”.

Allo stato attuale nella Chiesa Madre di Oliveto Citra vi sono, oltre al principale, dieci altari marmorei policromi, risalenti quasi tutti tra la fine dell’800 e inizi del ’900.

La Chiesa Madre è ricca di opere; alcune tra queste sono di pregevole fattura, e degne di considerazione:
– statua “S. Giuseppe”: legno scolpito dipinto, scuola napoletana XVIII sec;
– lunetta dipinta “Incoronazione della Vergine”, affresco del XVIII sec; ad una prima visione l’opera risulta però, di difficile lettura, in quanto necessita di restauro;
– statua “Madonna del Carmine”, legno scolpito/dipinto del XIX sec;
– dipinto “Ultima Cena”, Olio su Tela, scuola napoletana, seconda metà XVIII sec;
– dipinto “Parabola del Buon Pastore”, olio su tela, A. Metallo 1912;
– statua “San Macario”, cartapesta modellata dipinta, scuola napoletana XVIII sec;
– busto di “San Macario”, argento sbalzato cesellato, scuola napoletana XVIII sec;
– statua “S. Lucia”, legno scolpito/dipinto, scuola napoletana XIX sec;
– dipinto “Sacra Famiglia con S. Giovannino”, olio su tela, cerchia di G. Imparato XVII sec;
– “Cristo Crocifisso”, legno scolpito/dipinto, scuola napoletana XVIII sec;
– statua “S. Antonio”, legno scolpito dipinto, XIX sec;
– dipinto “San Francesco riceve rose dalla Vergine con Bambino”, olio su tela, scuola napoletana XVIII sec;
– dipinto “Madonna del Rosario”, olio su tela, Gaifi 1740;
– dipinto “S. Antonio in estasi”, olio su tela, scuola napoletana XVIII sec.

4. Chiesa Madonna della Grazie

Le uniche fonti sicure, da cui possiamo risalire ad una prima datazione sono relative all’iscrizione riportata sul portale d’ingresso che cita testualmente:

SACELLUM HOC
A.D.1497,RUSTICE ELABORATUM OB TOT VIRGINIS DEI PARAE
MIRACULA NUNC IN HANC FORMAM REDACTUM ELEGANTIOREM

“Anno del Signore 1497. Questa chiesetta, rusticamente elaborata, per tutti i prodigi della Madre di Dio, ora è costruita in questa forma più raffinata”.
Da questa iscrizione si deduce che esisteva, probabilmente, una struttura precedente alla chiesa attuale, di cui non si hanno altre notizie, probabilmente si trattava di una chiesa più piccola o di una semplice edicola votiva.
Questa ipotesi, viene rafforzata, dalla presenza di una colonna in pietra, sormontata da una croce, datata A.D. 1096; queste colonne solitamente venivano poste davanti ai luoghi di culto. Infatti altre due colonne di fattura simile a quest’ultima sono presenti ad Oliveto Citra in corrispondenza di una chiesa ed un convento.
L’impianto attuale è composto da due navate, una maggiore e una minore. La facciata è caratterizzata, nella parte inferiore, dal portale principale, in pietra calcarea, che presenta un arco a sesto ribassato, con stipiti sagomati sugli angoli di spalla. Il portale viene chiuso, al di sopra, da una cornice, su cui s’innestano due pinnacoli.
Accanto all’ingresso principale è visibile l’impronta in stucco di un altro passaggio riferibile alla fase precedente della chiesa.
Nella parte superiore della facciata vi sono due finestre rettangolari, di cui una è posta in asse con il portale d’ingresso; tra le due finestre è inserito un medaglione ellittico.
Un timpano triangolare conclude la facciata con al centro un’apertura ellittica in asse con il medaglione sottostante.
La chiesa reca tracce di affreschi e decorazioni; è quindi evidente che in passato, pur nella sua piccola realtà locale e periferica, fosse molto ricca di interessanti testimonianze artistiche.
Nelle volte delle navate sono visibili frammenti di affreschi, ad esempio una Deposizione, alcune decorazioni plastiche di putti a stucco modellato, motivi floreali e volute di diverse forme.
La navata centrale è caratterizzata da un susseguirsi di archi a tutto sesto, che la dividono in tre ambienti, ed inquadrano una serie di volte a crociera. Il primo è quello d’ingresso, che presenta in facciata due archi con decorazione, ed una scultura con due putti, inserita al centro della volta a crociera. Il secondo ambiente, affrescato in più parti, è caratterizzato dalla presenza di un pulpito, chiaro esempio di lavorazione locale, databile al 1880 da un’epigrafe posta al centro di esso. Il pulpito è sorretto da due colonne che riportano delle scanalature nella parte centrale. Sia il secondo che il terzo ambiente sono divisi da una fascia pavimentata a mattoni, che spezza la totalità del battuto in cemento, che caratterizza l’intero impianto. Il terzo ambiente, è il più importante, per il particolare sviluppo delle crociere sovrastanti e per la presenza dall’altare. Alla base di quest’ultimo vi è un pavimento in ceramica disegnato a scacchiera. L’altare, realizzato in marmo, è sormontato da un apparato in stucco ricco di volute e decorazioni, al cui interno era collocata la pala d’altare.
Dall’altare, poi, si accede alla sagrestia mediante due ingressi laterali, entrambi pavimentati con maioliche.
La sagrestia presenta una pavimentazione in mattoni con riquadro centrale in maioliche ed è chiusa superiormente da una volta a schifo dipinta in toni molto forti. La navata secondaria, divisa in due ambienti, è anch’essa ricca di stucchi e decorazioni, ed è coperta da una volta a crociera e da una a vela.
Sull’arco che divide gli ambienti, vi è una scultura composta da una colomba centrale e putti immersi in una corona di fiori. Da questa navata si accede ad un ambiente chiuso che fungeva da deposito.
La Chiesa della Madonna delle Grazie, difatti, rappresenta una delle ultime testimonianze di un’importante e fondamentale parte della storia –popolare, culturale, religiosa e artistica – di Oliveto Citra.
Le opere di maggiore valore, al momento non si trovano nella chiesa, a causa del diffuso stato di degrado.
Esse sono la pala d’altare –olio su tavola- raffigurante la Madonna delle Grazie, di autore ignoto.
Su questa pala vi è raffigurata la Madonna con in braccio il bambino e due arcangeli che la incoronano, nel registro superiore vi è la scena della crocifissione, mentre, in quello inferiore, appaiono le anime del purgatorio.
Un’altra opera “riscoperta” di recente è un Cristo Crocifisso; anche quest’ultima è in legno ed è stata da poco riportata al suo stato originario, ed è possibile datarla al XVII sec. Vi è ancora un’altra statua lignea, anch’essa raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino (Madonna del Latte), di recente restaurata.

5. Campanile

L’intera costruzione – Campanile e Torre – consta di due corpi di fabbrica separati per funzione, ma legati strutturalmente, divenendo insieme al Castello di origini medievali il punto di riferimento di Oliveto Citra. In ultimo annotiamo che il sisma dell’anno 1688 aveva causato la distruzione della chiesa delle Scalelle, ma vide la riedificazione del medievale Castello (sec. XII) nella zona più alta, nonché la presunta realizzazione della Torre dell’Orologio.
Attualmente l’immagine globale del manufatto oggetto di intervento, presenta la parte inferiore bastionata risalente ad epoca medioevale. La facciata principale del Campanile con la Torre, riversano la loro immagine più interessante sulla piazza sottostante, meta di pellegrini in visita alla “Madonna del Castello”. La Torre dell’orologio, ed in particolare il Campanile, hanno subito nel tempo vari interventi di consolidamento, l’ultimo in ordine di tempo a seguito del sisma del 23/11/1980.

6. Oasi

Anche se con tutta probabilità l’intero complesso architettonico risale al medioevo, nessun documento in nostro possesso è in grado di restituirci elementi sufficienti a definire l’esatta data di edificazione della torre dell’orologio e del campanile.
Rispetto al campanile, possiamo avere alcune certezze storiche soprattutto a riguardo della disposizione architettonica del manufatto: è cosa ormai scontata che esso fosse inglobato alla chiesa intitolata a Santa Maria delle Scalelle, ubicata ai piedi del campanile e distrutta nell’anno 1688 a seguito di un sisma che ne cancellò ogni traccia. A seguito del crollo della chiesa, l’area fu liberata dalle macerie e trasformata in luogo di sepoltura.

Secoli dopo, con il varo delle leggi napoleoniche, le zone cimiteriali furono ubicate in periferia, e quindi l’area fu definitivamente abbandonata. Nel 1958, per volere dell’allora sindaco di Oliveto Citra, l’area di sedime della vecchia chiesa di Santa Maria delle Scalelle fu oggetto di lavori di sistemazione, tesi a superare lo stato di abbandono in cui la zona versava.

7. Santuario Madonna della Consolazione

A pochi passi dalle acque del torrente Puceglia, si erige la chiesa di S. Maria della Consolazione.

La suggestiva epigrafe campeggia sulla facciata della Chiesa della Puceglia e riassume la vicenda che determinò la sua edificazione. Essa, è il caso di dire, è stata veramente “voluta dal cielo”. La sua esistenza, infatti, è stata propiziata da ben due eventi miracolosi.
Esiste una doppia, ma similare versione dell’aneddoto circa il ritrovamento di cui parla l’epigrafe. La tradizione popolar-religiosa vuole che il Vescovo di Conza, Mons Giuseppe Nicolai, nel 1740, trovandosi ad Oliveto per una visita pastorale, fu costretto a fermarsi in un luogo prossimo al torrente, a causa della ruota della sua carrozza che si era incastrata nell’incavo calcareo di una grossa pietra e non consentiva al cavallo di continuare. Nel cercare di liberare la ruota il cocchiere si accorse che non si trattava di una comune pietra, bensì di una lastra riproducente, con la tecnica del bassorilievo, la figura della Madonna. L’altra versione, leggermente diversa (ma con lo stesso epilogo), narra che, non il Vescovo, ma un comune popolano, a cavallo di una mula bianca, giunto nel punto in cui il torrente Lavandaia si incrocia con la Puceglia, fu costretto a fermarsi a causa dell’animale che non voleva saperne di continuare per vederlo, poi, con sua somma meraviglia, inginocchiarsi. Controllando il terreno attorno alla bestia per scoprire la causa di quel fatto strano, notò che tra le altre pietre vi era una lastra più grande con l’immagine scolpita della Vergine.
Questo bassorilievo pare appartenesse ad una cappellina rurale ubicata alla contrada Canaloni in quel di Senerchia e che una forte alluvione l’abbia divelta dal suo sito e trascinata a valle verso Oliveto, dove fu poi ritrovata.
Con Decreto Arcivescovile, dal 1 Gennaio 2013, la Chiesa Madonna della Consolazione è diventata Santuario Cittadino.

8. Casa Coste

Situata nel centro storico del paese, precisamente in via Arco Mirelli, Casa Coste è lo spazio espositivo del Comune di Oliveto Citra per le arti. Si tratta di un fabbricato che il Comune ha acquisito al suo patrimonio e, grazie a un finanziamento comunitario, ristrutturato integralmente. Dal settembre 2016, Casa Coste ospita mostre d’arte contemporanea, allestite anche grazie alla partnership con prestigiose istituzioni culturali con sede in altre regioni italiane.

9. Il Borgo dei Racconti-Diègema

Il Borgo dei Racconti è un itinerario di Storia e di storie che si snoda nel centro storico di Oliveto Citra, Un percorso narrante in Realtà Aumentata promosso dall’Amministrazione Comunale di Oliveto Citra, che si avvale della collaborazione di Scuola Holden, e cofinanziato dalla Regione Campania. Un progetto che ha per protagonisti i componenti della comunità locale e i racconti che offrono in dono a chi visita il borgo. Storie di emigrazione e brigantaggio, di antiche guerre servili e del secondo conflitto mondiale; episodi di devozione popolare, vicende legate al terremoto del 1980 e alla ricostruzione post-sismica; narrazioni di costumi locali, tradizioni gastronomiche, angoli e monumenti del paese.
Il tutto tramite 15 pannelli che, attraverso la realtà aumentata, consentono di scaricare contenuti audiovisivi in formato digitale. L’effetto è sorprendente: muovendosi fra vicoli e piazze di Oliveto Citra, sarà possibile ascoltare, dalla stessa voce degli olivetani, pezzi significativi della tradizione orale della comunità. Si tratta di storie di emigrazione, vicende connesse al terremoto del 1980 e alla ricostruzione post-sismica, ma anche episodi legati ai costumi locali, alle tradizioni gastronomiche, ad angoli e monumenti del paese.

Il borgo dei racconti