Buccino

Il centro storico di Buccino è, oggi, Parco Archeologico urbano. L’impalco urbanistico è di chiarissima impronta romana, risalirebbe al VII secolo il primo nucleo direttamente riferibile a Roma nella zona che fu abitata dai Volceiani (che Tito Livio distingue quale popolo a sé rispetto a Sanniti e Irpini).

1. Il castello Normanno-Angioino

Il complesso monumentale del castello, che a partire dal XII occupò l’area dell’antica arce, presenta diverse fasi di vita che ne attestano un uso prolungato compreso tra il XII e il XX sec. d. C.. L’analisi della planimetria consente di definire il progressivo ampliamento della struttura con numerosi interventi di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione. Al XII sec. d.C. risale la costruzione della torre quadrata (mastio), unica testimonianza della fase normanna del Castello. Tale impianto rimane inalterato fino alla fine del XIII – prima metà del XIV sec. d.C. , quando il Castello, sotto l’impulso della dominazione angioina, è interessato da una imponente riorganizzazione strutturale. La collina viene munita di un apparato difensivo costituito dal fossato con due torri circolari e da una doppia cinta muraria.
Quella interna, immediatamente a ridosso del maschio e difesa da due torri circolari sul versante orientale, definisce la corte destinata ad accogliere gli spazi abitativi e di lavorazione: quattro ambienti di diverse dimensioni lungo il versante settentrionale e orientale, una grande cisterna con annesso ambiente di servizio nella parte meridionale. Nel corso dell’età angioina l’area perimetrata dalla cinta muraria esterna, è occupata da ambienti riconducibili a strutture di accoglienza e magazzini. Tra il XVI ed il XVII sec. d.C. il Castello subisce un progressivo abbandono, testimoniato dai progressivi strati di riempimento del fossato e dai livelli di obliterazione rinvenuti nell’ambiente identificato come scuderia. La ripresa di un’occupazione intensiva della collina si colloca tra il XVIII e il XIX sec. d.C. .
La riorganizzazione della corte interna, occupata lungo il margine settentrionale da una stalla, e la creazione di un sistema di drenaggio delle acque definiscono un sostanziale cambiamento nella destinazione d’uso degli spazi. Nel corso del XIX sec. d.C. il Castello assume la fisionomia di una fabbrica testimoniata da quattro grosse calcare, localizzate lungo il versante settentrionale della collina, e da numerose fosse di spegnimento della calce nella parte meridionale. Successivamente, il Castello fu abbandonato e, fino alla vigilia dell’intervento per la realizzazione del Parco archeologico urbano dell’antica Volcei, è stato utilizzato come discarica; l’accumulo progressivo di strati di pietre e terra ha determinato l’obliterazione delle strutture.

2. L’area sacra di Santo Stefano

Intorno alla metà del IV sec. a.C. viene costruito un complesso edilizio, a tre terrazze, nell’area occupata da una necropoli a partire dalla fine dell’VIII inizi del VII sec. a. C., pertinente ad un nucleo insediativo testimoniato anche dal rinvenimento di un piccolo edificio tardo arcaico nel settore ovest dell’area e da precedenti strutture inglobate nelle successive fasi costruttive.
Il complesso è costituito da un’ampia piazza porticata delimitata a sud da un edificio che si imposta su un precedente basamento rettangolare. Ad ovest erano due ambienti quadrati, uno dei quali, addossato all’edificio sud, ha conservato una pavimentazione a mosaico, lavapesta e coccio pesto che permette di identificarla come sala da banchetto. Della seconda sala restano invece fondazioni di muri e parte dell’intercapedine di drenaggio che delimitava il lato ovest dei due edifici. Entrambi si affacciavano su una piazzetta lastricata, attraversata da una canaletta per l’acqua, che sembra svolgere la funzione di ingresso monumentale all’area porticata.
Nel corso della prima metà del III sec. a.C. il complesso fu interessato da una ristrutturazione: il portico fu ampliato e fu creato a sud un profondo ambiente coperto, destinato al consumo di pasti rituali. All’interno fu inserito un piccolo vano di forma quadrangolare da interpretare come struttura di servizio. Inoltre il pozzo, monumentalizzato, fu decentrato e realizzato presso l’ala ovest del portico, mentre addossato al lato sud fu costruito un altare rettangolare con una fossa per la cenere dei sacrifici. Intorno alla fine del III sec. a.C., con le guerre annibaliche, il complesso venne distrutto e solo alcune strutture murarie furono riutilizzate nella costruzione di una fattoria. E’ visibile poi un’ampia attività di sistemazione anche nella terrazza inferiore, dove fu realizzata un’ampia piazza lastricata che ospitava un culto dell’acqua. Uno stretto podio, leggermente rilevato, conduce ad una vasca poco profonda, dove si raccoglieva l’acqua, condotta da un canale proveniente dalla terrazza superiore. Probabilmente Mefite, divinità legata alla presenza dell’acqua, il cui nome la connota come “colei che sta nel mezzo”, la mediatrice tra il cielo, la terra e il mondo sotterraneo era venerata in quest’area già a partire dall’età tardo arcaica (fine VI inizi V sec.a.C.) epoca in cui sembra possibile inquadrare un precedente edificio con vasca per l’acqua, coperto da un tetto sorretto da pali lignei.
Nell’area sacra di S. Stefano vi è la presenza di sepolture coeve all’edificio, datate nei decenni centrali del IV sec. a.C. Di queste è attualmente visibile la tomba 104. Si tratta di una tomba a camera maschile costituita da grandi blocchi squadrati di calcarenite. La copertura è ottenuta con una serie di lastroni paralleli appoggiati sul filare che delimita superiormente la camera sepolcrale. L’accesso è molto lineare, una semplice apertura ricavata nel lato nord, chiusa da due grandi blocchi. Le pareti della camera sepolcrale conservano alcune tracce della decorazione figurata, infatti sono ancora leggibili alcuni degli elementi dipinti. Tra gli oggetti recuperati del corredo funerario compaiono alcuni vasi a figure rosse, come una lekythos, firmata dal ceramografo pestano Assteas.
Alla fine del IV sec. a.C. inizi del III, nella terrazza inferiore, fu costruita una tomba a camera in blocchi di calcarenite locale, con deposizione femminile. Nonostante la quasi completa distruzione, dovuta ad una frana, è stato possibile ricostruire almeno in parte la struttura. Si tratta di una camera di piccole dimensioni le cui pareti sono intonacate con calce. La defunta era disposta su un letto funebre con la testa verso nord e il corredo disposto per gruppi intorno ad essa. Il ricco corredo è caratterizzato dalla presenza di ornamenti personali costituiti da una ricca parure di oreficeria tra cui una collana a pendenti lanceolati, orecchini, un’armilla, spille e anelli. Vi è anche presenza di ceramiche a vernice nera di produzione apula, vasellame bronzeo e un set per cosmesi in bronzo e argento.

3. Il complesso rupestre di via Egito

‘Ruine de terremoti’ così indicate dall’arciprete Bartolomeo Bardaro nel 1589, le pendici nord del centro storico a partire dal castello. L’indagine archeologica ha dovuto constatare la veridicità dell’indicazione del prelato buccinese; infatti degli edifici che occupavano l’area, tra cui il teatro, non restano che pochi frustuli.
Lungo Via Egito è visibile un terrazzamento su tre livelli. Nel corso del VI-VII sec. d.C. esso fu trasformato in un insediamento rupestre che ricalca le strutture dei Sassi di Matera, con una serie di grotte scavate nella roccia e rivestite in parte in muratura. Esse furono utilizzate dapprima come abitazioni in grotta, con annesse stalle, e successivamente come cantine che rimasero in uso fino al sisma del 1980. L’impianto originario di questo complesso rupestre è stato interpretato come insediamento eremitico legato a presenze orientali-bizantine. Questo è confermato dalle fonti antiche, che attestano la presenza a Buccino di eremiti orientali e il nome stesso di Via Egito, ricorda la presenza in questo luogo di una chiesa dedicata a San Giovanni d’Egitto.
Oggi è luogo di importanti manifestazioni tra cui la rievocazione storica Historiae Volceianae. (www.historiaevolceianae.it)

4. Il complesso di piazza Castello

Nel corso di varie fasi furono realizzati complessi monumentali. Queste strutture sono formate da numerose lastre marmoree, tessere di mosaici e frammenti di iscrizione e si può ipotizzare dovessero avere funzione pubblica. Sulla terrazza meridionale si sviluppa il criptoportico in opera cementizia, databile all’età repubblicana. Oltre il criptoportico vi sono numerosi ambienti a pianta quadrangolare. Si tratta di botteghe romane (tabernae), realizzate sfruttando il dislivello altimetrico del complesso.

5. Porta San Mauro

All’estremità del versante est del colle è posta la porta detta di S. Mauro. L’attuale distribuzione degli spazi all’interno dell’ isolato ripete l’organizzazione planimetrica antica con le fondazioni meridionali che si impostano direttamente sulla cortina muraria esterna. Le cortine murarie e i contrafforti di contenimento furono più volte restaurate a seguito di frequenti smottamenti del colle.

6. Il tempio di Santo Spirito

La costruzione del tempio a podio di Via Santo Spirito, comunemente noto come Caesareum, è databile intorno alla metà del I sec. a.C. (60-50 a.C.). Si tratta di un edificio di piccole dimensioni, di cui sono andati perduti gli elementi dell’alzato tranne il podio che è rimasto sempre a vista, come basamento di edifici di epoche successive.
Esso poggiava su una fondazione in conglomerato di pietre e malta che livellava la naturale pendenza del sito. Sul lato sud, dove la pendenza era più marcata, tale fondazione fu contenuta da un muro di terrazzamento in opera incerta. Successivamente, probabilmente a causa dei danni dovuti al terremoto che distrusse la città dopo la metà del I sec. d. C., il muro di contenimento fu rinforzato con la costruzione di una galleria a volta in opera cementizia, che ebbe anche funzione di cisterna di raccolta delle acque piovane. Essa è oggi utilizzata come percorso e permette di vedere il lato sud del podio, ora inglobato nelle strutture del palazzo moderno. In epoca cristiana il tempio fu utilizzato come chiesa, che ricevette il nome di “Santo Spirito”. Oggi il podio del tempio costituisce la base di un’abitazione privata.

7. Palazzo Forcella

Nel corso del 4 secolo a.C. Viene realizzato un primo asse stradale. L’impianto stradale con la sua rete di raccolta e smaltimento delle acque sono due degli aspetti più caratteristici del processo di municipalizzazione di Volcei. Il primo è documentato dall’asse basolato, conservato sotto il muro perimetrale settentrionale di palazzo Forcella. La necessità di convogliare le acque è testimoniata dalla notevole cura con cui è stato realizzato il collettore di reflusso.

8. Le ville rustiche

In tutto il territorio intorno a Buccino vi sono numerose ville rustiche. Una è in contrada S. Nicola, a sinistra del tratturo che sale da Bottiglieri. È un grande complesso rettangolare con ambienti residenziali sul lato settentrionale e un muro di terrazzamento che sostiene il lato occidentale. Sul lato nord è un ampio vano, forse un cortile, accanto al quale si trova un ambiente absidato con i muri coperti da pitture e il pavimento in mosaico decorato da motivi geometrici: rombi neri chiusi da cerchi bianchi nella parte antistante dell’ambiente, rettangoli bianchi contornati da linee nere nella parte di separazione con l’abside, dove invece si sviluppa un disegno di viticci neri con fiori gialli. Sul lato orientale è un lungo ambiente adibito a magazzino. L’impianto, in base ai materiali rinvenuti durante lo scavo, sembra risalire al III secolo d.C. e durò, con vari rifacimenti, fino alla fine del IV secolo; rimase quindi parzialmente in uso fino ad età alto-medievale. Strutture di un’altra villa sono state portate alla luce in contrada Pareti; il suo impianto risale al II sec. a.C., ed è costituito da muri in opera poligonale. Dopo un periodo di abbandono, l’area fu rioccupata in età imperiale da una piccola fattoria di cui sono visibili due ambienti contigui, uno rettangolare e uno quadrato, e un impianto per la produzione dell’olio. Di quest’ultimo restano due presse, vasche rivestite di cocciopesto per la decantazione e doli per la conservazione dell’olio. Ancora una villa è visibile in contrada Vittimose, a valle di Buccino, tra il fiume Bianco e la superstrada per Vietri di Potenza. La fase più antica, anche qui in opra poligonale, risale al II sec. a.C.; ne fanno parte un lungo cortile centrale chiuso da muri, una cisterna rettangolare a sud-ovest del cortile, e tre ambienti usati come depositi, posti a nord-est sempre del cortile, nei quali si sono rinvenuti grossi doli interrati, alcuni con iscrizioni. Si tratta di nomi e di indicazioni di capacità. La seconda fase è costituita da rifacimenti che vanno dal I al IV sec. d.C.. La superficie del cortile viene ridotta per ricavare nuovi vani; la parte residenziale della villa risulta ubicata più a nord-ovest, attorno a un impluvio quadrangolare circondato da otto colonne in laterizio. A sud-ovest sempre del cortile, è un ambiente con tracce di pavimento in mosaico con motivi marini. Tra i materiali è stata rinvenuta una bellissima matrice di terracotta architettonica raffigurante una maschera silenica: è conservata a Padula nei depositi del Museo della Lucania Occidentale. Un pò lontano, nel territorio di Auletta, in contrada Vagni, è stata rinvenuta una villa rustica di età imperiale. Il terrazzamento del terreno è costituito da un muro in opus incertum; la parte più conservata è formata da cinque ambienti affiancati lungo il lato settentrionale, che costituivano delle terme. Due di questi ambienti sono absidati, e hanno delle “suspensurae” costituite da mattoni circolari, al di sotto del pavimento decorato da un mosaico con motivi geometrici. Anche un altro ambiente aveva il pavimento in mosaico, mentre i rimanenti lo avevano in opus signinum. Mentre la prima fase del complesso sembra risalire al III sec. d.C., in una fase successiva le terme furono rimaneggiate: alcuni muri in cotto furono rifatti in calcestruzzo e gli ambienti furono adibiti a usi produttivi; restano presse per le olive, tracce di scorie di ferro, probabili residui di un’officina. Le tombe rinvenute nell’angolo sud-est devono probabilmente collegarsi a questa fase.

9. Edificio pubblico di via Di Vona

L’edificio composto da un unico ambiente a pianta rettangolare si apre a sud di via Di Vona. La fronte del monumento è costituita da due pilastri realizzati con laterizi e blocchi di pietra. I muri perimetrali sono costruiti con blocchetti lapidei; al paramento murario era fissato un rivestimento in lastre marmoree. L’intera superficie è pavimentata con un mosaico. Una cornice composta da una banda bianca seguita da due fasce più strette di colore verde e bianco e da un filetto nero, circoscrive una griglia di ottanta quadrati.

10. Il macellum, le terme e il foro

A sud del decumano massimo, si è individuato un isolato con strutture murarie che si affacciano su una pavimentazione in larghi basoli, al di sotto della quale è ancora visibile una struttura fognaria in opera incerta. L’isolato è databile al I sec. a.C., per la presenza di strutture in opera quasi reticolata, ed è identificabile con certezza come un’area pubblica del municipium romano. Tra il decumano e le strutture di questo isolato si sono rinvenute strutture in cementizio identificati per la forma e le dimensioni come resti dell’edificio del mercato, ilmacellum.
Il macellum si configura come una struttura di collegamento tra gli edifici superiori ed il foro, andando ad occupare lo spazio, antistante l’edificio per riunioni, che dalla metà del II secolo era delimitato da portici in laterizio che vengono inglobati nel podio.
Si tratta di una piazza molto allungata delimitata da botteghe nel settore ovest, e dalla strada a nord, addossato ai portici del foro a sud. Il dislivello tra la terrazza centrale e il foro viene risolto con la costruzione di due sostruzioni in cementizio, a perimetro poligonale irregolare, con un pilastro centrale a pianta poligonale da cui partono quattro volte a vela che si appoggiano sul perimetro del tamburo in cementizio, su cui era anche l’alloggiamento dei blocchi di rivestimento dell’alzato.
Sul lato est si addossano al podio del macellum un ambiente lungo e stretto, forse una via tecta, ed un’aula rettangolare. Sul lato sud un lungo muro in opera quasi reticolata, addossato alle sostruzioni, costituisce la parete di fondo del un porticato, di cui restano due blocchi della crepidine e parte della pavimentazione che delimita il foro.
Gran parte della pavimentazione del foro è andata perduta e frane della roccia, dovute ai ripetuti eventi sismici di età antica e moderna, hanno comportato notevoli cambiamenti nell’area, ma il fatto che dal tratto basolato conservato da via Canali fino alla chiesa madre sia attestata un’unica quota assoluta, intorno ai 648,80 m. s.l.m, assicura che il foro occupava completamente questa spianata rocciosa.
L’ultimo isolato interessato da strutture riferibili al foro, è sorretto a valle da grandi archi con conci in pietra nel livello inferiore, disposti secondo l’andamento della curva di livello. Sullo sviluppo di questi si poggiavano strutture a volta in opera cementizia che raccordavano il dislivello al piano roccioso testimoniato anche nella attuale piazza Giuliani.
Tra la fine del I e l’inizio del II sec. d.C. quest’area fu interessata da una fase di ristrutturazione, con la costruzione di un imponente edificio che s’innestò nell’impianto precedente, modificandolo radicalmente. Esso si articolava in tre navate, delle quali si conservano quella centrale, consistente in un’ampia aula absidata, e una delle due ali laterali, quella nord, pavimentata con un mosaico a motivi geometrici in bianco e nero, datato alla metà del II sec. d.C. Questa navata era collegata a quella centrale absidata da una nicchia semicircolare, che in età medievale divenne un pozzo. In una fase successiva, forse tra la fine del III egli inizi del IV sec. d.C., l’abside fu ristrutturata e trasformata in una nicchia rettangolare, con pareti e pavimento rivestiti di lastre marmoree. In questa fase l’aula centrale fu pavimentata con un mosaico figurato, di cui si conserva una figura di Eracle con leontè su un prato fiorito. Tra il VI e il VII sec. d.C., infine, l’abside venne chiusa da un muro e il pavimento a mosaico integrato in uno in cocciopesto. L’edificio, per la presenza delle strutture di un praefurnium, forno per la produzione del calore, è identificabile con certezza con le terme.

11. L’insula di Piazza Amendola

Al di sotto dell’attuale Piazza Amendola, gli scavi hanno riportato alla luce parte di un isolato che si affacciava su una strada basolata, il decumano massimo della città antica. Di quest’ isolato sono stati scavati ambienti a pianta rettangolare con probabile funzione di tabernae, un termopolio e una fontana pubblica rivestita di malta idraulica.
Un saggio condotto al di sotto delle pavimentazioni tarde dell’ambiente centrale ha permesso di individuare resti di un edificio databile alla fine del IV inizi del III sec. a. C.. Le muratore di blocchi squadrati e argilla, montati a scacchiera, delimitano uno spazio quadrangolare all’interno del quale sono visibili due gradoni tagliati nella roccia, collegati da gradini. Tali caratteristiche strutturali e la presenza di un altare, nella fase edilizia databile al II sec. a.C. permettono di identificare questo edificio con il bouleuterion, sala del consiglio, della città preromana.

12. Museo Archeologico Nazionale “M. Gigante”

Il Museo Archeologico Nazionale di Volcei vuole ripercorrere, attraverso i reperti in esso raccolti, la lunga e affascinante storia delle popolazioni che nei secoli hanno abitato le colline sulle quali si affacciano i monti Alburni.
Il Museo è intitolato alla memoria di Marcello Gigante, illustre cittadino di Buccino, filologo raffinato e sensibile, ellenista e papirologo, fondatore, tra l’altro, del “Centro per lo studio dei papiri ercolanesi”, che auspicò sempre vivamente l’istituzione del Museo Archeologico.
La struttura suggestiva che ospita i reperti è un edificio quattrocentesco già convento degli eremitani di Sant’Agostino con una superficie completamente restaurata di circa 1600 mq ora distribuita sui quattro livelli attraverso cui si snoda il percorso espositivo